Il pomodoro selvatico delle Galápagos (Solanum cheesmaniae e Solanum galapagense)

Il pomodoro selvatico delle isole Galápagos rappresenta una delle forme più affascinanti e primitive del pomodoro moderno. Queste piante spontanee, adattate a condizioni ambientali estreme, sono di enorme interesse sia botanico sia agronomico, perché custodiscono caratteristiche genetiche fondamentali per la resilienza delle varietà coltivate.

Origini e habitat

I pomodori selvatici delle Galápagos sono endemici dell’arcipelago delle isole Galápagos, situate nell’Oceano Pacifico, a circa 1.000 km dalla costa dell’Ecuador. Le due specie principali riconosciute sono:

  • Solanum cheesmaniae
  • Solanum galapagense

Crescono spontaneamente in ambienti difficili:

  • suoli poveri e vulcanici
  • zone costiere esposte al vento e alla salsedine
  • climi caldi, aridi o semi-aridi

Queste condizioni hanno favorito l’evoluzione di piante estremamente rustiche, capaci di sopravvivere con pochissima acqua e nutrienti.

Inquadramento storico e scientifico

Le Galápagos sono celebri per il loro ruolo nella teoria dell’evoluzione di Charles Darwin, e anche i pomodori selvatici dell’arcipelago sono diventati oggetto di studio per comprendere:

  • l’evoluzione delle Solanaceae
  • i meccanismi di adattamento ambientale
  • l’origine genetica del pomodoro coltivato (Solanum lycopersicum)

Queste specie sono considerate tra i parenti più prossimi del pomodoro domestico e rappresentano un anello fondamentale nella sua storia evolutiva.

Caratteristiche botaniche

I pomodori selvatici delle Galápagos si distinguono nettamente dalle varietà coltivate:

  • piante generalmente prostrate o semierette
  • crescita spontanea, spesso cespugliosa
  • foglie piccole, carnose e spesso leggermente pelose
  • fiori gialli tipici del genere Solanum
  • frutti molto piccoli, simili a ciliegie o bacche

I frutti maturi sono:

  • di colore giallo-arancio
  • raramente rossi
  • con buccia spessa
  • sapore variabile, da leggermente dolce a acidulo

Differenze tra Solanum cheesmaniae e Solanum galapagense

  • Solanum cheesmaniae
    • frutti più grandi (sempre piccoli rispetto ai pomodori coltivati)
    • piante meno pelose
    • crescita più ordinata
  • Solanum galapagense
    • frutti più piccoli
    • foglie molto pelose e viscose
    • maggiore resistenza a vento, siccità e insetti

Periodo di semina e coltivazione

Pur essendo piante tropicali, i pomodori selvatici delle Galápagos possono essere coltivati anche in Europa come curiosità botanica o pianta da collezione.

  • In Europa e in Italia:
    • semina in semenzaio protetto tra febbraio e marzo
    • trapianto dopo l’ultima gelata
    • coltivazione simile al pomodoro, ma con minori esigenze idriche

Preferiscono:

  • pieno sole
  • terreni ben drenati
  • poca concimazione (troppa fertilità riduce la rusticità)

Importanza genetica e agronomica

Queste specie selvatiche sono estremamente preziose per la ricerca agricola. Sono utilizzate nei programmi di miglioramento genetico per trasferire:

  • resistenza alla siccità
  • tolleranza alla salinità
  • resistenza a malattie e parassiti
  • adattabilità a suoli poveri

Molti pomodori moderni devono parte della loro robustezza proprio a geni provenienti da queste popolazioni selvatiche.

Specie affini e parenti selvatici del pomodoro

Oltre alle specie delle Galápagos, il pomodoro coltivato ha numerosi parenti selvatici in Sud America:

  • Solanum pimpinellifolium
  • Solanum peruvianum
  • Solanum habrochaites
  • Solanum chilense
  • Solanum pennellii

Queste specie costituiscono un vero serbatoio genetico fondamentale per il futuro dell’agricoltura.

Curiosità e aneddoti

  • I frutti, pur essendo commestibili, non sono selezionati per il gusto, ma per la sopravvivenza.
  • In natura, i semi vengono diffusi da uccelli e rettili.
  • Alcune popolazioni stanno diminuendo a causa delle specie invasive introdotte dall’uomo.
  • Sono tra i pochi pomodori capaci di crescere spontaneamente vicino al mare.

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